IL
POZZO E IL PENDOLO
di Edgar Allan Poe
Impia
tortorum longos hic turboa furores
Sanguinis innocui non satiata, aluit.
Sospite nunc patria, fracto nunc funeris antro.
Mors ubi dira fuit, vita salusque patent.
Sanguinis innocui non satiata, aluit.
Sospite nunc patria, fracto nunc funeris antro.
Mors ubi dira fuit, vita salusque patent.
(Distici
composti per le porte d’un mercato, il quale doveva sorgere là
dove fu il Club dei Giacobini, a Parigi)
Quella
lunga agonia mi aveva affranto, ero stremato di forze, e allorché
finalmente mi slegarono e potei sedermi, sentii che perdevo i sensi.
La terribile sentenza di morte, fu l’ultima frase distintamente
pronunciata, che mi colpì gli orecchi. Dopo di ciò, il suono delle
voci degli inquisitori mi sembrò che si perdesse nel rumore infinito
d’un sogno.
Quel
frastuono mi dava allo spirito l’idea d’una rotazione,
probabilmente perché nella mia immaginazione associava ad una ruota
di mulina. Ma tutto questo durò ben poco; poiché, ad un tratto, non
udii più niente. Vidi però per qualche tempo ancora, ma tutto
orribilmente esagerato.
Vedevo
i giudici tutti vestiti di nero, con le labbra bianche, più candide
del foglio sul quale vado tracciando queste parole; e sottili,
grottescamente sottili, assottigliate dalla loro intensa espressione
di durezza, di risoluzione irrevocabile, di implacabile disprezzo pel
dolore umano. Vedevo uscir da quelle labbra i decreti di quello che
per me rappresentava il Destino; le vedevo torcersi in una frase di
morte. Le vidi muoversi per le sillabe del mio nome e cremai non
udendo il suono seguir il movimento; vidi anche, delirante d’orrore,
la molle e quasi invisibile ondulazione dei drappi neri che
ricoprivano le mure della sala. Allora i miei occhi caddero sui sette
grandi candelabri posati sulla tavola: essi dapprima, prendendo
l’apparenza della Carità, mi apparvero come angeli bianchi, pronti
a salvarmi; ma ad un tratto, la mia anima fu presa da una nausea
mortale, ogni fibra del mio corpo tremò, come se avessi toccato il
filo di una pila di Volta; le forme angeliche divennero spettri
insignificanti, dalla testa di fiamma, e compresi che non potevo da
essi sperare soccorso alcuno. E allora nella mia mente penetrò, come
una dolce musicale, l’idea del riposo delizioso che ci aspetta
nella tomba.