lunedì 1 giugno 2015

Ernest Hemingway (#1: I racconti più brevi del mondo)

Ernest Hemingway


For Sale. Baby shoes. Never worn.”

In vendita. Scarpe da bambino. Mai usate.”

[Serie Racconti Brevissimi]

Molti autori si sono cimentati nella loro vita in opere di piccolo respiro (piccolissimo) cosidette flash fiction. Poche parole ma intrise di significato. Dagli spazi reconditi di Clarke ai misteri nucleari di Brown (King?) sino ad arrivare ad Ernest Hemingway.
Cercherò in questi giorni di pubblicare qualcuno di questi. Spero vi piacciano.

La Sentinella (Racconto di Arthur C. Clarke)

"La Sentinella" è un racconto pubblicato per la prima volta nel 1948 dallo scrittore inglese Arthur C. Clarke mente della celeberrima saga di "Odissea nello Spazio". Il racconto qui proposto può essere considerato l'embrione del romanzo 2001 Odissea nello Spazio e del film omonimo (sviluppati contemporaneamente e usciti nel 1968).
"La Sentinella" è considerato uno dei testi che ha maggiormente ispirato Stanley Kubrick nelle sue opere.
LA SENTINELLA

            



La prossima volta che vi capiterà di vedere la luna piena, alta, a meridione, osservatene attentamente il contorno sulla  destra  e lasciate  correre  l'occhio in su, lungo la  curva del disco. A sessanta gradi  dalla sommità,  noterete  un  piccolo  ovale  scuro:  chiunque,  dotato  di vista  normale,  è  in  grado di  trovarlo facilmente. È la grande pianura circondata da monti,una delle più belle della Luna, conosciuta con il nome di Mare Crisium, il Mare delle Crisi. 
Con un diametro di cinquecento chilometri e circondato da un anello di montagne imponenti, non era mai stato esplorato finché non lo raggiungemmo alla fine dell'estate del 1996. 
La nostra era una spedizione su vasta scala. Due navi da carico avevano trasportato i rifornimenti e le attrezzature dalla principale base lunare del Mare Serenitatis, lontana ottocento chilometri. C'erano poi tre piccoli razzi che dovevano servire al trasporto su distanze brevi in regioni nelle quali era impossibile servirsi  dei  veicoli  di  superficie.  Ma,  per fortuna,  per  quasi  tutta  la sua estensione,  il Mare  Crisium  è pianeggiante.  Non  ci  sono  quei  grandi  crepacci  così frequenti e  pericolosi altrove,  e  si  incontrano raramente crateri o alture di notevoli dimensioni. Secondo le previsioni, i nostri potenti trattori cingolati non avrebbero avuto difficoltà a portarci ovunque volessimo. 
Io  ero  il  geologo  -  o  il  selenologo,  se  si  vuole  essere  pignoli  -  che  comandava  il gruppo destinato all'esplorazione  della  parte  meridionale  del  Mare.  Ne  avevamo attraversato  più  di centocinquanta chilometri in una settimana, procedendo ai piedi delle montagne, sulla spiaggia di quello che, milioni di anni fa, era stato un mare vero. Quando la vita si affacciava sulla Terra, quel mare era già moribondo. Le acque si ritiravano dai fianchi di quelle scogliere meravigliose e defluivano nel cuore vuoto della Luna. Sul suolo che percorrevamo, l'oceano senza maree era stato un tempo profondo ottocento metri e ora l'unica  traccia  di acqua era data dalla brina  che si trovava a volte nel cuore di caverne in cui non penetrava mai la bruciante luce del sole. 
Eravamo partiti in esplorazione molto presto, nella torpida alba lunare, e disponevamo ancora di quasi tutta  una  settimana  terrestre  prima  che  facesse  notte.  Varie  volte  al  giorno scendevamo  dal  nostro trattore, rivestiti dalle tute spaziali, alla ricerca di minerali interessanti, oppure per piantare nel terreno contrassegni utili ai viaggiatori futuri. Si trattava di compiti noiosi, abitudinari. L'esplorazione lunare è del tutto priva di rischio, e anche di emozioni. Potevamo vivere comodamente per un mese nei nostri trattori pressurizzati,  e  se  ci  fosse  capitato  qualche guaio,  potevamo  sempre  chiedere  soccorso  per  radio  e starcene seduti ad aspettare che una delle astronavi venisse a prelevarci. 
Ho appena finito di dire che non c'era niente di emozionante nell'esplorazione lunare, ma naturalmente non è vero. Non ci si stancava mai della vista di quelle montagne incredibili, tanto più aspre delle dolci alture della Terra. Aggirando i capi e i promontori di quel mare fantasma non si poteva mai sapere quali nuovi splendori sarebbero apparsi ai nostri occhi. 
L'intera curva meridionale del Mare Crisium è un ampio delta dove un tempo avevano scavato il loro letto alcuni fiumi, alimentati probabilmente dalle piogge torrenziali che avevano sferzato le montagne durante la breve era vulcanica, quando la Luna era giovane. 
Ognuna  di  quelle  antiche  valli  fluviali  era  un  invito,  una  sfida  a  inerpicarsi  sulle sconosciute  alture sovrastanti.  Ma  dovevamo  percorrere  ancora  centocinquanta  chilometri circa,  e  dovevamo limitarci  a guardare con desiderio le cime che altri avrebbero scalato. 
A  bordo  del  trattore  seguivamo  l'orario  terrestre.  Ogni  sera,  alle  ventidue  esatte, inviavamo  l'ultimo messaggio della giornata alla base, e per quel giorno il lavoro era finito. Fuori, le rocce continuavano a bruciare sotto il sole a picco, ma per noi era notte, finché non ci svegliavamo otto ore più tardi. Allora uno di noi preparava la colazione, si levava un gran ronzio di rasoi elettrici, e qualcuno sintonizzava la radio  sulle  trasmissioni  a  onde  corte  della  Terra.  In  effetti,  quando  il  profumo  delle salsicce  fritte cominciava a invadere la cabina, era difficile credere di non essere già tornati sul nostro vecchio pianeta, tanto ogni cosa pareva normale e casalinga, a parte la sensazione di pesare meno e la lentezza innaturale con cui cadevano gli oggetti. 
Era il mio turno di preparare la colazione nell'angolo della cabina principale che serviva come cambusa.

lunedì 27 ottobre 2014

Silenzio di Tomas Transtromer da "La Gondola a Lutto"

Passa, sono sepolti...
una nuvola scivola sul disco del sole.

La fame è un alto edificio
che si sposta di notte

nella camera si apre l'oscura
tromba dell'ascensore verso le viscere.

Fiori nel fossato. Fanfara e silenzio.
Passa, sono sepolti...

Le posate d'argento sopravvivono in grandi frotte
a grandi profondità dove l'Atlantico è nero.

martedì 15 luglio 2014

"The Endless River" nuovo album dei Pink Floyd



La data è ancora da stabilire ma nel mese di Ottobre dell'anno 2014, ben diciotto anni dopo il loro ultimo lavoro, i Pink Floyd (senza Waters presumibilmente) stanno per tornare con un nuovo disco di inediti.
E' stato definito il "canto del cigno" di Richard Wright compianto tastierista della band morto il 15 Settembre 2008, un lavoro che da quanto è trafilato risale alla session di "The Division Bell" datata proprio 1996. Il nome dell'album sarà "The Endless River" il fiume infinito o senza fine (per i più pignoli) e a quanto pare sarà un disco se non interamente quanto in gran parte ambient. A me l'idea stuzzica e non poco e non mi resta che contare i giorni, le ore e anche i minuti.

In David Gilmour i trust.
Peace.

giovedì 10 luglio 2014

Mother-Pink Floyd

A pochi giorni dall'annuncio del nuovo album dei Pink Floyd dal titolo "The Endless River" (Ottobre 2014) vorrei riproporvi un classico "outtime" degli inglesi. Mother tratto dall'album The Wall