Il
libro del professor Dobb è dedicato alla personetica, che il
filosofo finlandese Eino Kaikki ha definito “la scienza più
crudele che l’uomo abbia mai creato”. Dobb, uno dei più eminenti
personeisti contemporanei, condivide questa opinione. Non si può,
egli afferma, sottrarsi alla conclusione che la personetica, nelle
sue applicazioni, è immorale; tuttavia abbiamo a che fare con un
tipo d’indagine che, per quanto contrario ai principi etici, è per
noi necessario dal punto di vista pratico. Non c’è modo nella
ricerca di evitare sia la sua raffinata spietatezza sia di fare
violenza agli istinti naturali dell’uomo e, se anche regge altrove,
il mito dell’innocenza assoluta dello scienziato come indagatore di
fatti qui è certamente crollato. Non si dimentichi che stiamo
parlando di una disciplina che, con pochissima esagerazione, è stata
chiamata “teogonia sperimentale”. nonostante ciò, chi scrive
questa recensione è colpito dal fatto che, quando la stampa, nove
anni fa, diede grande rilievo alla cosa, l’opinione pubblica rimase
sbalordita dalle prospettive aperte dalla personetica. C’era motivo
di credere che ai nostri giorni nulla potesse sorprenderci. L’eco
dell’impresa di Colombo risuonò per secoli, mentre la conquista
della Luna nel giro di una settimana fu assimilata dalla coscienza
collettiva come una cosa praticamente ovvia. E invece la nascita
della personetica si dimostrò un trauma.
lunedì 7 dicembre 2015
domenica 29 novembre 2015
John Bonham
Frasi
famose:
“In
effetti mi piace urlare quando suono. Urlo come un orso e suono con
più foga. Mi piace che il nostro show sia una tempesta tonante”
“Sono
sempre la stessa persona. Mi piacciono il giardinaggio e i lavori di
casa, e sono ancora la testa calda di sempre. Non mi siedo mai a
riflettere sulle cose”
“Mi
è sempre piaciuto che la batteria fosse grande e potente. Non uso
mai molto i piatti, li uso per entrare o uscire da un assolo, ma
generalmente preferisco un altro suono.”
“Rompevo
sempre le pelli della batteria le prime volte che suonavo. Poi ho
imparato a suonare più forte colpendo più piano: basta rullare”
“Noi
non facciamo quello che fanno molti gruppi, registrare ogni strumento
separatamente, penso che così si perda l’atmosfera della canzone”
“Ci
piace suonare. Ogni concerto è importante per noi. Qui non importa
quanto tu sei famoso, non ti puoi permettere di dormire sugli allori:
se fai così sei morto. Questo non ci accadrà mai”
“Non
so fin quando dureremo, ma andremo avanti finchè potremo. Quando mi
unii alla band non conoscevo Jimmy, mi sentivo un po’ in imbarazzo,
lui era la grande star con anni di esperienza, come session man e con
gli Yardbirds. Ora il gruppo è più unito che mai, e penso che
abbiamo molto da dire.”
Hanno
detto di lui:
“Bonham…
non ne trovi un altro come lui” — Charlie Watts
“Ragazzo,
hai il piede destro più veloce di quello di un coniglio!” — Jimi
Hendrix
“Il
Rock and Roll è morto il giorno in cui è morto John Bonham” —
Billy Joel
“Era
il sogno di ogni bassista” — John Paul Jones
“Bonzo
diceva sempre di essere il più grande batterista del mondo. Quando
lo sentivamo suonare, sapevamo che lo era!” — Robert Plant
“In
sostanza, credo che sia lassù o da qualche altra parte, pensando che
si tratti di un bello scherzo. Lo puoi sentire dire: Facciamoci una
bevuta e giochiamo a freccette. Ehi, divertente, no?” — Benoit
Gautier
sabato 28 novembre 2015
Cormac Mccarthy, citazione da "Meridiano di Sangue"
Dura è la via del trasgressore. Dio ha fatto questo mondo, ma non l’ha fatto su misura per tutti, eh? Non credo proprio che pensasse a me. Già, disse il vecchio. Ma dove arriva l’uomo con le sue fantasie. Quali mondi ha visto che gli piacevano di più? Posso pensare a posti migliori e a modi migliori di vivere. Ma puoi farli esistere? No. No. E’ un mistero. Un uomo non riesce a conoscere la propria mente perché la mente è tutto quello che ha per conoscerla. Può conoscere il proprio cuore, ma non vuole. E fa bene. Meglio non guardarci dentro. Non è il cuore di una creatura che sta percorrendo la via che Dio le ha preparato. La cattiveria la puoi trovare anche nell’ultima delle creature, ma quando Dio ha fatto l’uomo doveva avere il diavolo accanto. Una creatura che sa fare tutto. Sa fare una macchina. E una macchina per fare la macchina. E tanto male che può andare avanti da solo per mille anni, senza manutenzione. Ci credi?
C.M.
C.M.
martedì 22 settembre 2015
lunedì 20 luglio 2015
Dal Marzo '79 (poesia di Tomas Transtromer)
"Dal Marzo '79" è una poesia tratta dalla raccolta del 1983 "La Piazza Selvaggia" del poeta svedese.
Dal Marzo '79
Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua
sono andato sull'isola coperta di neve.
Non ha parole il deserto.
Le pagine bianche dilagano ovunque!
Scopro orme di capriolo sulla neve.
Lingua senza parole.
Dal Marzo '79
Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua
sono andato sull'isola coperta di neve.
Non ha parole il deserto.
Le pagine bianche dilagano ovunque!
Scopro orme di capriolo sulla neve.
Lingua senza parole.
martedì 14 luglio 2015
Jack White, High Ball Stepper
Dall'album "Lazaretto"
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venerdì 3 luglio 2015
IL POZZO E IL PENDOLO (Racconto di Edgar Allan Poe)
IL
POZZO E IL PENDOLO
di Edgar Allan Poe
Impia
tortorum longos hic turboa furores
Sanguinis innocui non satiata, aluit.
Sospite nunc patria, fracto nunc funeris antro.
Mors ubi dira fuit, vita salusque patent.
Sanguinis innocui non satiata, aluit.
Sospite nunc patria, fracto nunc funeris antro.
Mors ubi dira fuit, vita salusque patent.
(Distici
composti per le porte d’un mercato, il quale doveva sorgere là
dove fu il Club dei Giacobini, a Parigi)
Quella
lunga agonia mi aveva affranto, ero stremato di forze, e allorché
finalmente mi slegarono e potei sedermi, sentii che perdevo i sensi.
La terribile sentenza di morte, fu l’ultima frase distintamente
pronunciata, che mi colpì gli orecchi. Dopo di ciò, il suono delle
voci degli inquisitori mi sembrò che si perdesse nel rumore infinito
d’un sogno.
Quel
frastuono mi dava allo spirito l’idea d’una rotazione,
probabilmente perché nella mia immaginazione associava ad una ruota
di mulina. Ma tutto questo durò ben poco; poiché, ad un tratto, non
udii più niente. Vidi però per qualche tempo ancora, ma tutto
orribilmente esagerato.
Vedevo
i giudici tutti vestiti di nero, con le labbra bianche, più candide
del foglio sul quale vado tracciando queste parole; e sottili,
grottescamente sottili, assottigliate dalla loro intensa espressione
di durezza, di risoluzione irrevocabile, di implacabile disprezzo pel
dolore umano. Vedevo uscir da quelle labbra i decreti di quello che
per me rappresentava il Destino; le vedevo torcersi in una frase di
morte. Le vidi muoversi per le sillabe del mio nome e cremai non
udendo il suono seguir il movimento; vidi anche, delirante d’orrore,
la molle e quasi invisibile ondulazione dei drappi neri che
ricoprivano le mure della sala. Allora i miei occhi caddero sui sette
grandi candelabri posati sulla tavola: essi dapprima, prendendo
l’apparenza della Carità, mi apparvero come angeli bianchi, pronti
a salvarmi; ma ad un tratto, la mia anima fu presa da una nausea
mortale, ogni fibra del mio corpo tremò, come se avessi toccato il
filo di una pila di Volta; le forme angeliche divennero spettri
insignificanti, dalla testa di fiamma, e compresi che non potevo da
essi sperare soccorso alcuno. E allora nella mia mente penetrò, come
una dolce musicale, l’idea del riposo delizioso che ci aspetta
nella tomba.
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Testo Racconto
giovedì 2 luglio 2015
Stella Di Neutroni (Racconto di Larry Niven)
Questo che vi presenterò oggi è un racconti di Larry Niven del 1966 che, l'anno dopo, vinse il famigerato premio Hugo come miglior racconto.
Stella di Neutroni di Larry Niven
I
Lo
Skydiver uscì dall’iperspazio a un milione di miglia esatte dalla
stella di neutroni. Mi occorse un minuto per orientarmi di nuovo
sullo sfondo stellato e un altro per trovare la distorsione cui aveva
accennato Sonya Laskin prima di morire. Si trovava sulla mia
sinistra, ed era un’area che aveva le dimensioni apparenti della
Luna della Terra. Feci virare la nave, per volgerla in quella
direzione.
Stelle
quagliate, stelle impasticciate, stelle che erano state rimescolate
con un cucchiaio.
La
stella di neutroni era al centro, naturalmente, sebbene non potessi
vederla, e non avessi neppure previsto di poterla vedere. Aveva un
diametro di undici miglia soltanto, ed era freddina. Era trascorso un
miliardo di anni, da quando la BVS-1 aveva smesso di bruciare del
fuoco della fusione. E milioni d’anni, a dir poco, dalle due
settimane catastrofiche durante le quali la BVS-1 era stata una
stella ai raggi X, e aveva bruciato alla temperatura di cinque
miliardi di gradi Kelvin. Adesso risultava solo grazie alla sua
massa.
La
nave cominciò a rigirarsi da sola. Sentivo la pressione del motore a
fusione. Senza collaborazione da parte mia, il mio fedele cane da
guardia metallico mi stava inserendo in un’orbita iperbolica che mi
avrebbe portato a meno di un miglio dalla superficie della stella di
neutroni. Ventiquattro ore per scendere, ventiquattro ore per
risalire… e in quell’intervallo, qualcosa avrebbe cercato di
uccidermi. Come qualcosa aveva ucciso i Laskin.
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