lunedì 7 dicembre 2015

NON SERVAM (Racconto di Stanislaw Lem)

Il libro del professor Dobb è dedicato alla personetica, che il filosofo finlandese Eino Kaikki ha definito “la scienza più crudele che l’uomo abbia mai creato”. Dobb, uno dei più eminenti personeisti contemporanei, condivide questa opinione. Non si può, egli afferma, sottrarsi alla conclusione che la personetica, nelle sue applicazioni, è immorale; tuttavia abbiamo a che fare con un tipo d’indagine che, per quanto contrario ai principi etici, è per noi necessario dal punto di vista pratico. Non c’è modo nella ricerca di evitare sia la sua raffinata spietatezza sia di fare violenza agli istinti naturali dell’uomo e, se anche regge altrove, il mito dell’innocenza assoluta dello scienziato come indagatore di fatti qui è certamente crollato. Non si dimentichi che stiamo parlando di una disciplina che, con pochissima esagerazione, è stata chiamata “teogonia sperimentale”. nonostante ciò, chi scrive questa recensione è colpito dal fatto che, quando la stampa, nove anni fa, diede grande rilievo alla cosa, l’opinione pubblica rimase sbalordita dalle prospettive aperte dalla personetica. C’era motivo di credere che ai nostri giorni nulla potesse sorprenderci. L’eco dell’impresa di Colombo risuonò per secoli, mentre la conquista della Luna nel giro di una settimana fu assimilata dalla coscienza collettiva come una cosa praticamente ovvia. E invece la nascita della personetica si dimostrò un trauma.

domenica 29 novembre 2015

John Bonham


Frasi famose:

“In effetti mi piace urlare quando suono. Urlo come un orso e suono con più foga. Mi piace che il nostro show sia una tempesta tonante”

“Sono sempre la stessa persona. Mi piacciono il giardinaggio e i lavori di casa, e sono ancora la testa calda di sempre. Non mi siedo mai a riflettere sulle cose”

“Mi è sempre piaciuto che la batteria fosse grande e potente. Non uso mai molto i piatti, li uso per entrare o uscire da un assolo, ma generalmente preferisco un altro suono.”

“Rompevo sempre le pelli della batteria le prime volte che suonavo. Poi ho imparato a suonare più forte colpendo più piano: basta rullare”

“Noi non facciamo quello che fanno molti gruppi, registrare ogni strumento separatamente, penso che così si perda l’atmosfera della canzone”

“Ci piace suonare. Ogni concerto è importante per noi. Qui non importa quanto tu sei famoso, non ti puoi permettere di dormire sugli allori: se fai così sei morto. Questo non ci accadrà mai”

“Non so fin quando dureremo, ma andremo avanti finchè potremo. Quando mi unii alla band non conoscevo Jimmy, mi sentivo un po’ in imbarazzo, lui era la grande star con anni di esperienza, come session man e con gli Yardbirds. Ora il gruppo è più unito che mai, e penso che abbiamo molto da dire.” 


Hanno detto di lui:

“Bonham… non ne trovi un altro come lui” — Charlie Watts

“Ragazzo, hai il piede destro più veloce di quello di un coniglio!” — Jimi Hendrix

“Il Rock and Roll è morto il giorno in cui è morto John Bonham” — Billy Joel

“Era il sogno di ogni bassista” — John Paul Jones

“Bonzo diceva sempre di essere il più grande batterista del mondo. Quando lo sentivamo suonare, sapevamo che lo era!” — Robert Plant

“In sostanza, credo che sia lassù o da qualche altra parte, pensando che si tratti di un bello scherzo. Lo puoi sentire dire: Facciamoci una bevuta e giochiamo a freccette. Ehi, divertente, no?” — Benoit Gautier  

sabato 28 novembre 2015

Cormac Mccarthy, citazione da "Meridiano di Sangue"

Dura è la via del trasgressore. Dio ha fatto questo mondo, ma non l’ha fatto su misura per tutti, eh? Non credo proprio che pensasse a me. Già, disse il vecchio. Ma dove arriva l’uomo con le sue fantasie. Quali mondi ha visto che gli piacevano di più? Posso pensare a posti migliori e a modi migliori di vivere. Ma puoi farli esistere? No. No. E’ un mistero. Un uomo non riesce a conoscere la propria mente perché la mente è tutto quello che ha per conoscerla. Può conoscere il proprio cuore, ma non vuole. E fa bene. Meglio non guardarci dentro. Non è il cuore di una creatura che sta percorrendo la via che Dio le ha preparato. La cattiveria la puoi trovare anche nell’ultima delle creature, ma quando Dio ha fatto l’uomo doveva avere il diavolo accanto. Una creatura che sa fare tutto. Sa fare una macchina. E una macchina per fare la macchina. E tanto male che può andare avanti da solo per mille anni, senza manutenzione. Ci credi?

C.M.

lunedì 20 luglio 2015

Dal Marzo '79 (poesia di Tomas Transtromer)

"Dal Marzo '79" è una poesia tratta dalla raccolta del 1983 "La Piazza Selvaggia" del poeta svedese.

Dal Marzo '79

Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua
sono andato sull'isola coperta di neve.
Non ha parole il deserto.
Le pagine bianche dilagano ovunque!
Scopro orme di capriolo sulla neve.
Lingua senza parole.

venerdì 3 luglio 2015

IL POZZO E IL PENDOLO (Racconto di Edgar Allan Poe)

IL POZZO E IL PENDOLO
di Edgar Allan Poe




Impia tortorum longos hic turboa furores
Sanguinis innocui non satiata, aluit.
Sospite nunc patria, fracto nunc funeris antro.
Mors ubi dira fuit, vita salusque patent.
(Distici composti per le porte d’un mercato, il quale doveva sorgere là dove fu il Club dei Giacobini, a Parigi)


Quella lunga agonia mi aveva affranto, ero stremato di forze, e allorché finalmente mi slegarono e potei sedermi, sentii che perdevo i sensi. La terribile sentenza di morte, fu l’ultima frase distintamente pronunciata, che mi colpì gli orecchi. Dopo di ciò, il suono delle voci degli inquisitori mi sembrò che si perdesse nel rumore infinito d’un sogno.
Quel frastuono mi dava allo spirito l’idea d’una rotazione, probabilmente perché nella mia immaginazione associava ad una ruota di mulina. Ma tutto questo durò ben poco; poiché, ad un tratto, non udii più niente. Vidi però per qualche tempo ancora, ma tutto orribilmente esagerato.
Vedevo i giudici tutti vestiti di nero, con le labbra bianche, più candide del foglio sul quale vado tracciando queste parole; e sottili, grottescamente sottili, assottigliate dalla loro intensa espressione di durezza, di risoluzione irrevocabile, di implacabile disprezzo pel dolore umano. Vedevo uscir da quelle labbra i decreti di quello che per me rappresentava il Destino; le vedevo torcersi in una frase di morte. Le vidi muoversi per le sillabe del mio nome e cremai non udendo il suono seguir il movimento; vidi anche, delirante d’orrore, la molle e quasi invisibile ondulazione dei drappi neri che ricoprivano le mure della sala. Allora i miei occhi caddero sui sette grandi candelabri posati sulla tavola: essi dapprima, prendendo l’apparenza della Carità, mi apparvero come angeli bianchi, pronti a salvarmi; ma ad un tratto, la mia anima fu presa da una nausea mortale, ogni fibra del mio corpo tremò, come se avessi toccato il filo di una pila di Volta; le forme angeliche divennero spettri insignificanti, dalla testa di fiamma, e compresi che non potevo da essi sperare soccorso alcuno. E allora nella mia mente penetrò, come una dolce musicale, l’idea del riposo delizioso che ci aspetta nella tomba.

giovedì 2 luglio 2015

Stella Di Neutroni (Racconto di Larry Niven)

Questo che vi presenterò oggi è un racconti di Larry Niven del 1966 che, l'anno dopo, vinse il famigerato premio Hugo come miglior racconto.

Stella di Neutroni di Larry Niven


I

Lo Skydiver uscì dall’iperspazio a un milione di miglia esatte dalla stella di neutroni. Mi occorse un minuto per orientarmi di nuovo sullo sfondo stellato e un altro per trovare la distorsione cui aveva accennato Sonya Laskin prima di morire. Si trovava sulla mia sinistra, ed era un’area che aveva le dimensioni apparenti della Luna della Terra. Feci virare la nave, per volgerla in quella direzione.
Stelle quagliate, stelle impasticciate, stelle che erano state rimescolate con un cucchiaio.
La stella di neutroni era al centro, naturalmente, sebbene non potessi vederla, e non avessi neppure previsto di poterla vedere. Aveva un diametro di undici miglia soltanto, ed era freddina. Era trascorso un miliardo di anni, da quando la BVS-1 aveva smesso di bruciare del fuoco della fusione. E milioni d’anni, a dir poco, dalle due settimane catastrofiche durante le quali la BVS-1 era stata una stella ai raggi X, e aveva bruciato alla temperatura di cinque miliardi di gradi Kelvin. Adesso risultava solo grazie alla sua massa.
La nave cominciò a rigirarsi da sola. Sentivo la pressione del motore a fusione. Senza collaborazione da parte mia, il mio fedele cane da guardia metallico mi stava inserendo in un’orbita iperbolica che mi avrebbe portato a meno di un miglio dalla superficie della stella di neutroni. Ventiquattro ore per scendere, ventiquattro ore per risalire… e in quell’intervallo, qualcosa avrebbe cercato di uccidermi. Come qualcosa aveva ucciso i Laskin.